Claudio Damiani, orto pieno di cose

di: 
Giovanna Fozzer
Claudio Damiani

Claudio Damiani

La vita vale viverla/ per essere gentili

E gentilezza è una delle chiavi con cui Claudio Damiani ci disserra il suo mondo interiore, o con cui porge i suoi cinque sensi alla contemplazione, al canto delle cose, tutte le cose, apostrofandole sovente in un colloquio generoso e disarmato, e naturaliter amoroso. E nel repertorio della sua sensibilità siamo tutti alla pari, ragazze dai capelli rossi/ lisci, raccolti con una coda,/ un viso dolce, pelle/ bianca, il cane Tamara e le falene che sgranano gli occhi, le stelle che scintillano sul capo/ pelato del Gargano. E ancora una pianta regalata, lei che non vede e non sente, ma sente la carezza. Lei lo vedi come sta quieta/ e è disposta a tutto. Essere disposti a tutto è essere nelle cose e con le cose, è disposizione d’accoglienza amorosa.

Claudio pensa che anche gli extraterrestri, quasi sempre immaginati brutti e deformi, siano belli come noi e come i nostri animali/ (ora io guardo questo gatto sulle mie gambe/ e penso a quanti animali extraterrestri/ simili ai gatti ci devono essere nell’universo). In una quantità smisurata di mondi,/ che non può entrare nemmeno nella nostra immaginazione, c’è la vita: e come certi elementi sono uguali in tutto il cosmo, così, a condizioni ambientali simili, uguali a noi/ sono certamente i viventi. Conta per il poeta appartenere veramente alla vita. E se la bellezza sovrabbonda nel nostro mondo tanto che ci muoviamo come un’ape ubriaca, quanta bellezza deve esserci nell’universo/ da far venire i brividi. Ma anche solo questa piccola vita che hai, stare seduto e guardare il mondo, ti viene da piangere a come è smisurata/ come va oltre ogni immaginazione/ se può contenere così tanto.

C’è tenerezza e commozione, nobile, altissima, scoperta, in Damiani, sia quando accompagna il piccolo Giovanni al primo giorno di scuola materna (Poesie, pp. 68-69), sia quando dice del laghetto che dorme (La miniera, p. 55), il piccolo Fraturno sperduto tra i monti, che se ne sta lì tutto raccolto, e dorme/ acciambellato come un gattino.

Cantore dell’incanto dell’umiltà e del vero, il che vuol dire della bellezza, immerso nel secondo dei testi che pubblichiamo nella contemplazione del chiostro del Bramante, scrive in una lettera: «Ho sempre pensato che le opere d’arte siano degli esseri viventi, una specie particolare in grado di migrare tra i mondi: se potessimo gettare l’occhio in altri mondi viventi, ritroveremmo molte di loro. Per questo io credo che esse siano intellegibili a ogni vivente di questo mondo e di altri».

Si capisce bene come, in tanto intenso vibrare di comunione, il poeta abbia potuto in lunghe letture immedesimarsi fino alla simbiosi in Li Po, dandoci lo squisito, bellissimo poemetto Sognando Li Po.

Claudio Damiani è tra i maggiori poeti italiani viventi. Usa la lingua di tutti i giorni per restituire a ognuno il piacere di capire. L’invito che conclude il suo volume Poesie è guardiamo quello che ci sta vicino,/ lasciamoci ferire dalla sua bellezza/ e nella sua sapienza riposiamo il cuore. In una intervista afferma che «se la parola dice solo quello che vede, non inventa niente, se la parola è necessaria e destinata allora emoziona, incanta e insegna».

Claudio Damiani, nato nel 1957, di padre elbano, vive a Roma dall’infanzia. Ha pubblicato varie raccolte poetiche che hanno avuto numerosi premi: La miniera (Fazi, 1997), Eroi (Fazi 2000), Attorno al fuoco (Avagliano 2006), Sognando Li Po (Marietti 2008), Poesie (Fazi 2010). Dalla nuova raccolta che uscirà nel 2012 l’autore ha tratto per noi i tre testi che qui pubblichiamo.

Poesie

Ti regalo questa pianta.

Ecco, lei non vede

e non sente, ma ti sente

se tu le accarezzi le foglie,

sente il tuo alito

se le parli.

Lei non sa di essere regalata,

non sa cosa significa la parola

regalare,

passa dalle mie mani alle tue

e starà dove la metti.

Tu non metterla troppo alla luce,

ma nemmeno troppo all’ombra,

non darle troppa acqua

ma non dargliene troppo poca.

Lei lo vedi come sta quieta

e è disposta a tutto.

Lascia che le cose accadano

e è disposta a trovare in ogni cosa

qualcosa di bello.

*

Palazzo della Cancelleria, capolavoro di Bramante,

si può entrare adesso, finalmente vedrò il chiostro

che non avevo mai visto, passo sotto la volta dell’atrio

e ho davanti la parete opposta

col doppio ordine di archi e quelle finestre piccole, arcuate,

in alto, soluzione geniale per alzare ancor più

e non sembrare solo gentilezza italiana

ma grandioso romano, poderosità.

Caro Bramante, che apertura, che concezione grande

e che arte! Oggi non sarebbe proprio possibile

una cosa del genere, mostrare la potenza

e la gentilezza in una sola forma,

rendere una cosa che è in sé grande e pesante

qualcosa di assolutamente immateriale,

seme vivo nella nostra mente,

qualcosa non solo di indistruttibile

ma che, come un seme, si trasforma e cresce

e niente lo ferma.

E quel rettangolo di cielo serale

ancora chiaro e paurosamente nitido

dove trascorrono le nubi,

appaiono lentamente e lentamente spariscono

intrise di luce. C’è una ragazza straniera

seduta su un gradino, ai piedi di una colonna,

foglio e matita, copia la parete di fronte

all’ingresso, ha i capelli rossi

lisci, raccolti con una coda, un viso dolce, pelle

bianca, gli archi dei sopraccigli

e la colonna del naso osservo, e le finestre degli occhi

che rispecchiano il cielo celeste, e mi vorrei sedere

anch’io, tirare fuori carta e matita e mettermi a copiare

lei, il palazzo, le nuvole,

come tornare sui banchi di scuola, umili e allegri

e magari in una pausa parlare col compagno,

dire: “ che palle ‘sta cosa” e insieme sentire dentro

che cresce e ordina, crea benessere e gioia

e ci prepara per la futura forza.

*

Quelle spiagge poi dimenticate

sprofondate nell'oceano e ricoperte di tufo,   quelle donne dal viso d'angelo

che sono passate veloci,

quei diamanti nascosti

a diecimila metri di profondità,

quei giorni della mia infanzia   ancora vivi, esco fuori 

nell'aria azzurra, le lumache strisciano   lente nel prato, le galline vagano 

libere, prendo la mia bicicletta

e vado in tutte le stradine bianche

e incontro il cane Tamara, e mi segue,

poi vado alla baracca del teatro 

dove gli amici ridono, è già sera   e le falene sgranano i loro occhi

e le volpi si appostano nelle ombre

e le stelle scintillano sul capo   pelato del Gargano e sulla lunga   schiena distesa e lungo il cielo nero

e sui muretti di pietre riarse

e la notte paurosa si addormenta 

nel mio cuore bambino.

Il lago Fraturno, uno dei luoghi prediletti della poesia di Damiani

Il lago Fraturno, uno dei luoghi prediletti della poesia di Damiani