n° 6 - febbraio 2013
Enrico Gatta

Uno degli effetti più forti e rassicuranti della lettura è che spesso costruisce tra il lettore e l’autore un’amicizia che dura tutta la vita. Questo è un dato che viene dall’esperienza e che perciò chiunque può confermare. Ma il bello sta proprio qui: proprio perché l’esperienza è di tutti, ognuno può raccontarla in modo diverso. Decisamente originale, per esempio, è «la storia» che Giovanni Nardi narra nel libro Nobel, quasi Nobel, non Nobel riannodando i suoi appunti di “cronista delle lettere”. «Un incontro, un colloquio, un’immagine, la pagina di un libro, una frase, un rigo appena: basta niente – scrive lui stesso nell’introduzione – perché si spalanchi un mondo, di emozioni e di ricordi…».

È in questa apertura del mondo il punto nevralgico, il cemento di un legame che può unire anche persone che non si sono mai viste. Oppure che si sono conosciute fin dai banchi dell’università, come è accaduto a Nardi e a Tiziano Terzani. Si sono frequentati, smarriti e ritrovati in varie fasi della loro vita, fino a quella dolorosa della malattia di Terzani, quando lo scrittore, che cercava di curarsi anche con la medicina orientale, scopre che essa «è intimamente collegata al sacro». Sei diventato religioso? gli chiede l’amico. «No – risponde Terzani -, ma ora capisco la religiosità, il bisogno e l’importanza dei riti, la ricerca della rinuncia ai desideri che porta alla rinuncia della sofferenza. Ed è questo, in fondo, il senso del mio libro…». Il senso, ovvero un contenuto di significato da comunicare ad un altro, la chiave di un’amicizia.

Sullo sfondo: Cosmorhaphe (IGF 1133T)
Campione di traccia fossile.
Valle della Marnia, presso Reggello, Toscana.
Età: Cretaceo superiore.
Foto Saulo Bambi, Museo di Storia Naturale.
Università degli Studi di Firenze